“La funzione dell’arte? Non averne alcuna”
“La funzione dell’arte? Non averne alcuna”

Alla domanda quale sia la funzione dell’arte il filosofo tedesco Theodor Adorno (Francoforte 1903 - Visp 1969) rispose che “la funzione dell’arte è la sua mancanza di funzione”. 


ALFABETIZZAZIONE


Benché tutta l’arte dalle prime manifestazioni fino al secolo diciannovesimo avesse avuto sempre una funzione narrativa, volta a comunicare, celebrare e memorizzare eventi storici sia laici che religiosi, essa tuttavia in epoca moderna, sarebbe stata sostituita prima dall’alfabetizzazione e poi dai mezzi di comunicazione di massa che ne avrebbero esautorato il compito, cessato il quale, termina pure la sua funzione. L’arte contemporanea dunque, non avendo funzione si mostra in uno stato di libertà in cerca di identità e di un nuovo significato che è tale nella misura in cui l’osservatore riesca a coglierne il senso. Un senso, che nonostante lo sforzo di sintonizzarsi con la modernità, fatica a staccarsi dalla narrazione tradizionale e dal racconto per immagini. In tal modo il riguardante trovandosi di fronte ad un’opera che è fine a se stessa e quindi lontana da un’interpretazione tradizionale, egli si trova in uno stato di difficoltà e smarrimento a cui può sopperire at raverso un modo nuovo di vedere, che superi l’ot ica tradizionale e innovativa, con la consapevolezza che la pratica artistica non rompe con il passato e non ne è succube, ma lo assimila e lo trasforma in base a una linea evolutiva dell’arte che aveva già avuto in Vasari, nella seconda metà del Cinquecento, il suo sostenitore. 

 

ARTE PER L’ARTE


Eppure agli inizi del secolo ventesimo, la concezione evolutiva dell’arte viene messa da parte dagli storici e con essa la funzione che l’aveva caratterizzata, sostituita da un nuovo ordine alla base del quale vi è “la volontà d’arte”. Tale teoria, caldeggiata da A. Riegl storico dell’arte austriaco (Linz 1858 – Vienna 1905), sostiene che a giustificare l’attività creativa non ci sarebbe l’evoluzione formale dell’immagine, ma la manifestazione spirituale di un tempo compiuto che avrebbe dato origine a un fenomeno stilistico particolare e periodico chiamato stile ma, che non prevedeva evoluzione, ma solo un principio e una fine del ciclo. Una tesi interessante ma non esaustiva, poiché la volontà d’arte ancorché collettiva non bastava da sola a reggersi, occorrevano le capacità operative, cioè tutte quelle competenze che si erano determinate nel tempo e che avevano favorito stili e tendenze e caratterizzato appunto, l’evoluzione dell’arte. 

 


MERO ORNAMENTO?


Ciononostante, oggi, la tesi che trova maggior credito tra gli addetti ai lavori è che la volontà d’arte non abbia alcun rapporto con l’evoluzione, né tantomeno con la tradizione e sia invece espressione di una libertà senza limiti e confini di tempo, una volontà dunque sostanzialmente fine a se stessa, che abolendo la funzione, ha incrementato una forte vocazione ornamentale. Vocazione con la quale ha recuperato il senso dell’arredo il cui unico scopo è quello di rendere piacevoli i luoghi abitati. Risponde al vero dunque che la funzione dell’arte, oggi, sta nel non averne alcuna, ma un’arte senza scopo non può esistere, ecco quindi che un nuovo fine si impone e con esso una libertà al servizio dell’ornamentazione riduce l’opera d’arte a mero ed anonimo oggetto decorativo.

 

Pittore F. Giostrelli