Scuola vista dagli insegnanti e scritta da un non insegnante
Scuola vista dagli insegnanti e scritta da un non insegnante

Sono oltre un milione e mezzo tra insegnanti di ruolo (730.000), precari (715.000) e di sostegno (87.600). L’età media è di 54 anni, cioè con scarso ricambio generazionale; il rapporto fra i “ruolo” ed i “precari” è di uno a uno. La gran maggioranza sono donne, con rapporto 82/18. Lo stipendio medio annuo è di 23.900 € lordi, cifra praticamente congelata dal 2010, per 18 ore settimanali d’insegnamento cui si aggiungono frequenti riunioni, aggiornamenti, consigli di classe, scrutini e correzione di compiti. In Germania guadagnano il doppio. Diciamolo: insegnare è sempre meno un ripiego e sempre più una scelta; le soddisfazioni sono poche ma, per tanti, è il più bel lavoro del mondo. I docenti ne parlano con passione ma si sentono poco considerati sia socialmente che economicamente; una categoria sempre nel mirino delle critiche, giudicata sfaticata per il gran numero di giorni di vacanza (teorici: vedi esami a fine corso di insegnamento e la reperibilità anche nei mesi di luglio e settembre).

 

La didattica è solo una parte di un lavoro che dovrebbe preparare a capire sé stessi, la vita, la società futura. Dovrebbe essere terreno di sperimentazione, un laboratorio sociale dove si crea, si forma il pensiero critico, dove ci si batte per l’istruzione-bene comune e per l’integrazione. Combattendo però contro classismo, esclusione, bullismo e violenza strafottente. Cosa può significare insegnare in una società multi culturale dove crescono spaventosamente le differenze fra benestanti e poveri? È forse la scuola adeguata ad una generazione di bambini / ragazzi computer-dipendenti? L’insegnamento non può essere un “mestiere” noioso: deve essere tutt’altro, avrà altri difetti (paghe e considerazione) ma non la noia. Gli insegnanti stanno diventando o dovranno diventare mediatori culturali e multi razziali allo stesso tempo evitando il rischio, per gli studenti, di confondere la conoscenza ed il sapere con la capacità di consultare su tastiere.

 

Per tenere in piedi un Paese ci vuole istruzione, ossia una vera “buona scuola”. Per genitori: c’è una solidarietà “a prescindere” nei confronti dei figli! Cosa perniciosa: si sottrae autorevolezza ai docenti ed è un errore gravissimo! I figli non hanno, non possono, non devono aver sempre ragione. Credo che, come per la sanità, la scuola stia pagando da troppi anni per l’insensatezza di vari governi che in nome di pareggi di bilancio tagliano risorse fondamentali. Meglio salvare banche truffatrici. Verso quale società civile ci sta portando questo piano inclinato sempre più inclinato?

 

Paolo Tagliapietra